Febbre
Fra uno spasmo e l’altro
le membra si attorcigliano.
Come molla a più riprese
la muscolatura si comprime.
Nel lungo intervallo
d’elongazione che gli segue,
le lacrime ciondolano
e senza che nulla possano
si vedono avvizzirsi.
Le superfici sfocano,
perdo la vista,
ovattati si fanno i suoni.
Ed un passato più remoto
dall’oblio nefando ritorna.
Gioco a squarciar visi
sulle ombre soffuse dei ricordi,
nel giungere mai così puntuali.
Il battito accelera
e imbizzarrito cavalca
la sua corsa.
La fronte scotta
e un incoscienza illuminata
mi regala.
Mille lampioni fanno luce
su quell’unico tarlo
che diparte da me medesima.
Ed io spingendo altrove
il punto di fuga
mi diverto a disegnar trame
che domani saranno
solo nuovo mangime
da dar in pasto a fedeli roditori
o forse meglio
il delirio d’un pazzo.
©
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