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Riflessioni 16 dicembre 2012 · lettura 1 min · 2759 letture

Alla luna

Gesuino Curreli 1281 poesie pubblicate
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Ti hanno invocato sfortunati amanti, e i poeti da sempre ti hanno eletta regina della notte, e “maledetta”, per la presenza candida e elegante, hanno detto di te ladri e briganti. il barbagianni sa che a darti retta si diventa notturni abitatori, narratori di tenebre e inventori di un canto sordo dopo la compieta. Ma tu ti alzi solenne e silenziosa, di tutti amante e di nessuno sposa, per tratturi celesti e per gli spazi dove muovi i tuoi passi e non calpesti l’erba dei prati immensi del mistero. L’ululato del cane è una preghiera che sale in alto, fino al tuo maniero, tu la accogli, benigna, a prima sera quando echeggia in lontani casolari ed evoca momenti di paura. Io ti penso ancora anima pura a dispetto del tempo che ti ha avuta, perché la mia poesia canta e rifiuta la visione che non ti fa regina... come ai tempi dei capi di ventura, di cortigiane, vassalli e di scudieri.
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L'autore
Gesuino Curreli

Sono nato in Sardegna e ci vivo, nella Barbagia, cuore antico dell'interno dell'isola, dove ci sono i monti....

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Commenti (3)

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Nino Vicidomini16 dicembre 2012

Una bella ode alla luna. Te ne sarà grato vedrai. Piaciuta_____________

Rosita Bottigliero16 dicembre 2012

La luna è la luce dei poeti. Bella poesia. Complimenti

Lorenzo Crocetti17 dicembre 2012

Il fascino, la potenza e l'importanza della luna. Amata dai poeti che sfogano su di lei i loro sconforti definendola "regina della notte", odiata da ladri e briganti per la sua limpida e distesa luce che svela e impedisce azioni che hanno solo il buio per amico, così fascinosa da costringere il barbgianni a stare ad osservarla tutta la note e a cantare ad essa. Malgrado i tanti millenni nei quali ha dominato, ancora non si è spenta l'attrazione della luna sull'animo umano, ed il poeta che la descive in questo canto quale essa è apparsa ad ognuno, attraverso il tempo, conferma il suo appellativo di "regina" così come lo è stata "ai tempi dei capi di ventura, \ di cortigiane, vassalli e di scudieri". Il solito ed apprezzato procedere poetico.