Poesia Crudele
Il pensiero tuo mi avvolge.
Nitida scintilla in un cuore di brace
Mi chiedo in che modo tu possa mai darmi pace
Mi abbindoli con gesti sciocchi
Ed io annego nei miei malandati salini fiocchi.
Ignori forse l’accelerarsi del mio cuore?
Ignori forse il tuo insensato bisogno del mio amore?
E amore dunque quel che mi chiedi?
O semplice scambio di pensieri biechi?
Quando sferri colpi con la tua lingua arguta
Ti domandi mai il perché della repentina, malandata fuga?
Fuga da cosa poi, turgido attore?
Dal palato che bolle per il desiderio ardente?
Dalle mani che anelano un bisogno crescente?
E allora dunque dapprima le anneghi nei miei innocenti fianchi
Poi le allontani, scomparendo dai miei affanni stanchi?
Quanto durerà questa giostra di biechi tormenti?
Tu non senti il bisogno di chiarezza?
Non necessiti di una pacata carezza?
D’un qualcosa che risistemi il guaio nel quale ci siam cacciati
Quando angusti e tremuli a questo sentimento ci siamo abbandonati?
L’hai mai fatto realmente di lasciarti trapelare da questo ingombrante gelo
Oppure hai solo finto d’apparenza e abbandonato il mio modesto, fragile stelo?
Cosa importa dunque se poi sfuggi dal mio tacito inganno?
Dal mio gioco di sguardi e poi dal tranello del tuo danno?
Ma poi cosa pretendere da questo mio animo funesto
E dal tuo d'altronde, fermo, di fantasmi pesto?
Ridiamo di ciò che è stato
Balliamo su questa melodia sgualcita di suono
Il bello del brutto del perso del gelo
Che navigando stanco ci lascia persi in questo sfacelo
Ci lascia naufraghi d’una tempesta muta
Io grido nel silenzio della tua assenza acuta
Che di imbarazzo e risa curva le mie giornate
Che di tremore e rabbia abbraccia le labbra serrate
Che di giustizia implora, che di beltà freme
Anelando, dolente, che riemerga un briciolo di speme
Che dondolando fra le buffa risa infette
Si crogiola nell’astinenza, s’annaffia arruffando le braccia arrotolate, serrate, al proprio orgoglio strette.
Se d’una poesia vuoi leggere la purezza
Rivolgiti a Cavalcanti, a Guinizzelli, a Dante e discostati da tale incertezza
Perché a vent’anni una donna non ha compreso l’arte dell’amare
Né tantomeno del vivere, dello scrivere o del poetare
Rivolgersi alle muse pare impossibile, né esistono modelli da cui giovare
Mi sembra storpio il modo mio di cantare
Mancandomi la cetra e le alte ruine
Che d’un poeta forgiano le più intonate rime
Perciò scostatevi da tale scritto
La pazzia d’un istante, d’un essere da tale righe sconfitto.
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