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Introspezione 4 gennaio 2013 · lettura 1 min · 2150 letture

Assenza

Elena Poldan 512 poesie pubblicate
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* è una sete costante quest’arsura che non passa ma perdura è la mia assenza di me che urla di giorno dentro tristi sorrisi e mani gelate è una vita che gocciola punte di strade non consumate e scarpe slacciate in salita è una freccia che tradisce la sua traiettoria e cade al suolo senza vittoria è un grano di rosario saltato per incuria una mano senza guanto una frase senza punto un sorriso senza sentimento uno scempio di ferocia su vittime senza colpe uno sguardo senza risposte un’indefinita voglia di finire e poi saltare verso la Libertà senza ali a mani vuote per stare meno male è una sete senza soluzione non può cessare *
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L'autore
Elena Poldan

Oltre i limiti del finito, oltre giorni preordinati, oltre orizzonti delimitati, c’è uno spazio sconfinato dove navigo alla ricerca di un senso che so già non troverò mai e il bello è proprio questo: è una ricerca senza fine, meravigliosa, che mi disancora da tutto e mi fa sentire libera e infinita. La mia sostanza è

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Commenti (6)

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T
Thomas Rivolta4 gennaio 2013

La tua freccia non tradisce la sua traiettoria se mira dritta al cuore di chi ami...è un susseguirsi di salti da un dirupo all'altro queste tue parole che non danno tregua e non mi fanno respirare, tanta è la frenesia che mi pervade riga dopo riga... l'apertura mi fa morire. Chapeau Poetessa di cuori!

Elle4 gennaio 2013

Quel toccarsi nel profondo, scandagliare i fondali del proprio mare in quella parte di sconosciuto in cui rotola l'anima... misura un vuoto. Lo spaziarci dentro è ricerca... e in quel vuoto ogni cosa è metà... un guanto, le scarpe slacciate... che vanno riallacciate, l'altro guanto ritrovato... C'è la ricerca della completezza che manca... Non è un'assenza fisica... è più sottile. E' quel mancarsi... quel non sentirsi pieni... quella mancanza equivale ad "esigenza"... di piena esistenza... di senso di vita... di ragion d'essere.

Stefano Drakul Canepa4 gennaio 2013

quasi un grido di dolore, silenzioso fra ombre che non si possono sciogliere... bella nella sua irrisoluta inesorabilità...

Azar Rudif4 gennaio 2013

La frase iniziale "è una sete" è il fondamento di questi versi dove la sapienza dell'incompletezza è sentita con disagio e ribellione. Ed il verso "per stare meno male" è la sapienza dell'impossibilità della perfezione. Versi dal fascino ontologico sulla perenne ricerca, non dissetabile, della parte assente dell'essere umano che ci renderebbe "perfetti". Purtroppo, l'incuria e l'approssimazione ci rende "umani" e imperfetti, ma tesi verso una direzione, altrimenti non saremmo umani. La conservo per la dura rappresentazione di una realtà alla quale non bisogna arrendersi

EnzoL5 gennaio 2013

una assenza a se stessi, quella imprecisata sensazione i incompiuto che spesso ripercorre ogni passo della nostra vita... è inesorabile poiché a mio avviso non è definibile, come non è definibile il proprio essere in questa epoca di incertezze... una bella ed amara introspezione

Francesco Rossi9 gennaio 2013

Io credo che l'autrice voglia rendere impersonale questa sua composizione poetica perché così interpretata è aperta all'universo sensoriale e percettivo di chi legge la poesia.