I fuochi di Sant'Antonio
Gesuino Curreli
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Accenderanno i fuochi questa sera,
e echeggerà negli angoli il profumo
del “pistiddu”*, del rosso, e l’acre fumo
dei ceppi messi in piazza “a galavera”.**
E poi sarà un distendersi di braccia,
le dita esposte al cono della luce,
nel gioco della morra antico e truce
seguito con le smorfie della faccia.
E il ballo tondo al ritmo di note
dell’organetto che fa processione
dall’una all’altra piazza per passione
di un rito mai sopito avuto in dote.
Sarà nelle ore tarde un fiato arcano
che porta a tempi mitici e lontani,
un gioco che rinnova il suo domani
di “compari” stringendosi la mano.
Oh si! Ricordo quanta frenesia
ci spingeva ad offrire in posti adatti
l’occhiata a una fanciulla, e a giochi fatti
era solo un’amabile poesia.
Ma come dire al cuore di quel gelo
che percorreva i viottoli selciati,
quando i corpi bruciavano beati
dei palpiti che conosceva il cielo?
E poi si continuava a stordimento,
ebbri di nulla, fino a che i bagliori
dei fuochi si attenuavano, e i cantori
tacevano la prova e il sentimento
profuso con gorgheggi alti e sonori...
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L'autore
Gesuino Curreli
Sono nato in Sardegna e ci vivo, nella Barbagia, cuore antico dell'interno dell'isola, dove ci sono i monti....
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