Il Salice
Tra l'aiuola delle viole e il lago,
all'angolo del muro rifatto,
il Salice ombreggiava
i meriggi dell'estate,
e sotto i suoi rami, rosa e bianco,
alle anziane donne la chioma
dava riparo, nel tranquillo gioco
delle carte.
Cascavano foglie e fiori
con un'onda di delicato argento,
fino ad accarezzare, complice
un assonnato vento,
il tocco delle dita assorte
tra gli indolenti semi delle carte.
Nel silenzio si sfogliavano
le nere e le rosse,
jolly e pinelle gelavano il pozzo,
e labbra, in un sorso di tè
appena lambito, muovevano
all'aria un suono frammisto
al tintinnio di porcellana,
da tazzine rosa e ibisco.
Non lontano, assiso nella baitella
di rami e canne, celebravo il
rito del pane e burro (avvolto
nella carta appena frusciante),
condito con l'incanto del silenzio
poco scalfito, dondolante,
nello spazio e nel tempo, quell'onda
del Salice planante rosa e bianco,
in un coricato sonno d'esile argento.
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L'autore
Francesco Fabris Manini
Sono nato nell'immediato dopoguerra e la cronaca della mia vita mi vede risiedere, in tempi e circostanze diversi,in più luoghi geografici e culturali.Soprattutto il Veneto,la Toscana e la Lombardia dove attualmente risiedo.I miei studi primari sono classici (Liceo) e filosofici (Università di Firenze). Amo le mie fig
Commenti (1)
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Silvia De Angelis14 marzo 2013
Bellissime immagini, descritte in versi davvero raffinati, che s'addentrano in una dimensione quasi idilliaca della natura, in quel suo saper donare pacate emozioni... Poesia molto apprezzata
