Tra mille spilli e cento piume
Smarrito, al momento nascosto di viso
rientro e mi scosto d'ombra,
sonnecchio un'idea, leggera e veloce
d'impeto ravvivo il coraggio.
La vedo, tremenda e bella e muoio
lontana di speranza da toccare il cuore,
e se fossi parola da lei mi farei ascoltare
mentre il suo passo precede il mio tonfo.
Ora m'alzo e dunque mi spinge il suo odore,
di pelle e sapone che consuma i miei dubbi
e mentre avanza a rotear di gonna,
mi uccide con un sorriso.
Il sole si spegne e i rami di questa giornata
scherzano un vento di guance grosse e nuvole
confondono foglie di marciapiedi e gambe
tra i rossi suoi capelli che di mano accarezzano.
S'io potessi averla, tronfio e principe,
lei mia regina di conquiste e sconfitti dolori
alzerei bandiera d'aver ferito il mio drago
e con la mia spada trafitto i miei torti.
Darei ai suoi occhi i sogni miei più belli
lei padrona della mia mente e schiava gentile
arrogante intelletto dai fianchi arrabbiati
lenta nei modi, regala attimi ai miei polmoni.
Che beata passa e con lei pure il giorno
rimando l'invito ai miei coraggi più distanti
chiamando a voce un altro domani
riempito di lei mi appoggio al mio sorriso.
©
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