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Fantasia 18 aprile 2013 · lettura 4 min · 1220 letture

La chiavica

Vincenzo Strati 19 poesie pubblicate
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Un mese dopo la mia dipartita feci a Dio una richiesta ardita, se potevo partecipare, invisibile per non farmi notare, alla messa del mio trigesimo, storica usanza del cristianesimo. L’Altissimo acconsentì, subito disse di sì ed io una mossa mi diedi perché non volevo restare in piedi. Non potevo rischiare, quindi prima dovevo arrivare. L’altra volta ero più protagonista, mi misero davanti, in bella vista, ma ora che della bara non avevo la scusa, mi toccava tra i banchi, alla rinfusa. E chi se lo scorda il mio funerale, non è stato per niente male, in chiesa non c’era posto, tutti presenti ad ogni costo, le corone non si contavano, pure i migliori coristi stavano. Addirittura per l’occasione, fecero una concelebrazione il parroco del mio quartiere e un prete di cui avevo piacere. Finanche sul giornale, ovviamente di stampo locale, pubblicarono la notizia, scritta con dovizia, che era venuto a mancare uno che si faceva amare. In prima fila c’era mia moglie, i miei figli più vicini alle mie spoglie, mia sorella con mio cognato e i nipoti che avevo viziato. Dietro le mie cognate con gli uomini che le avevan sposate, i cugini vicini e lontani che si tenevano per le mani, i miei figliocci, i miei compari, tutti gli amici più cari, alcuni vecchi clienti, tutti a ricordar tanti momenti, le vecchiette devote di Padre Pio e altri curiosi del funerale mio. Mi portarono come in processione e chi era affacciato al balcone vedendo tutta questa gente domandava ad un conoscente se del morto sapesse il nome e di quando era successo e come. A mia moglie baci e assicurazioni che ora anche in queste condizioni non doveva sentirsi mai sola, di questo davano la loro parola, ed anche ai miei figli promettevano aiuto e consigli. A tutto questo pensavo mentre al mio trigesimo mi recavo e in chiesa arrivavo di buonora, in anticipo di un quarto d’ora. Intorno mi guardavo e i banchi vuoti osservavo, di fiori solo una rosa alla Madonna per una grazia ricevuta da una nonna. Un minuto alla messa mancava, mia moglie finalmente arrivava, dai miei figli accompagnata, in terza fila accomodata. Pure mia sorella entrava in chiesa, col pensiero della spesa, c’erano anche le mie cognate, senza gli uomini che le avevan sposate, qualche amico giungeva al Credo e tutti via di corsa al congedo. Fortunatamente non mi vedeva nessuno, perché se mi notava qualcuno, di certo con questa premessa dovevo pagare pure io la Messa. Di strumenti musicali niente, a celebrare il viceparroco balbuziente e a cappella, stonando, lodando Dio, cantavano solo le devote di Padre Pio. Sul giornale neanche un trafiletto, ma si parlava di inciuci a letto. Mia moglie, da tutti rassicurata, aveva ricevuto una sola telefonata da una sua conoscente al mio funerale assente per aver saputo dopo la notizia dettale per caso da una tizia. Ma non pensate che me la sia presa per quello che avevo visto in chiesa, chi la fa l’aspetti, dicevano i vecchi detti. Pure io spesso andavo ai funerali per doveri istituzionali. A volte gli ultimi cinque minuti per farmi vedere ai saluti e sul registro chiaramente firmavo per ricordare a tutti che stavo. E al mese sono stato presente solo per un caro amico o un parente. Sono giunto alla conclusione e perdonatemi l’espressione che se per Totò la morte è ‘na livella, come diceva in quella strofa così bella, per me il trigesimo è ‘na chiavica e ve lo dico, così, sincero come un amico. Un’ultima cosa, mi sono accorto, tra undici mesi è un anno che sarò morto, ci sarà la Messa, questo è sicuro, verranno mia moglie e i miei figli, lo giuro, penso mia sorella e le mie cognate, ma senza gli uomini che le hanno sposate, sono certo le vecchie di Padre Pio, e, se non ho impegni, forse anch'io.
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Vincenzo Strati
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