Il cancello chiuso
Vincenzo Strati
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Son solo un pensiero sbiadito,
depennato dalle vecchie rubriche,
nell’inconscio altrui assente.
Non cigola più il mio cancello,
ormai è sempre chiuso.
Nessuna macchina l’attraversa,
niente clacson che saluta,
addio dolci e cesti di frutta.
Il giovane brillante qualcuno
è mutato nel vecchio nessuno,
non merita un acino ammaccato.
In fondo non mi compiango,
in sala d’attesa del dimenticatoio
ci siamo tutti da sempre,
il tuo numero si accende,
è l’ultima cosa che vedi brillare.
Mi restano gli affetti veri,
i racconti degli stessi ricordi,
foto passate da sfogliare,
la brezza dell’aria fresca,
le prodezze della mia squadra,
la dolcezza di un gelato
e quattro chiacchiere con Dio.
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