Accettazione
Alessandro Labriola
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Salvami passante svelandomi
quei portenti celesti che invasero le stagioni
digiunarono tra le braccia scure della Tentazione
spinsero una mite vita alle metropoli
- il senso d'esser tradito poi
scoprirsi ancora ingenui e vigliacchi
al centro della piazza
(dove sono d'obbligo applausi e commozione)
la compassione scivolata insidiosa - Condanna
in carezze miserevoli ogni pietà
vibrando una sottile vendetta.
Cucivo e trapuntavo le nuvole, e i tramonti
e i cieli tutti mi videro pregare!
Tra i vetri della città o ciò che ne rimase:
vidi mia madre avida e assassina
pronta ad offrire i suoi orrendi ricordi;
mentre il grillo s'accordava
e il campo chiamava a se la notte
- dichiarava l'estiva promessa
disperdeva garofani striati e polline
(qualsiasi visione inebriante)
- fui ingannato dal Paradiso!
La via mi consegnò sempre alla maledizione
finché ne fui attratto.
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L'autore
Alessandro Labriola
Commenti (1)
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Francesco Romano26 aprile 2013
L'accettazione di una condanna al quale si è ormai amici svela una quasi sensazione di dolcezza nel dilettarsi in essa. Versi che segnano ogni passaggio di cruda realtà che incombe

