A fari spenti
Non perdo mai di mente
l'eleganza masturbante
dei tuoi piedi esatti e lievi
che mentre m'attraversavi,
ti guardavo e non vedevi.
Mi urlavi in petto e ti sedevi
sulle mie falliche illusioni.
Non manco mai nell'ora,
quand'è il mio funerale,
corteo di me infelici,
tutti astratti e cicatrici
che leccando tu imprimesti,
con i tuoi denti e coi tuoi gesti.
Le puttanelle del tuo sguardo,
"Vorrei sapere a cosa pensi"
mentre il baccano dei silenzi,
seppellivano le grida,
del mio amore a cuore aperto,
a cazzo duro, a sogno morto,
così banale nel finale
che t'amo come se t'avessi
ma la pronuncia dei tuoi passi
è solo eco e sono cieco
perché non vedo se non ti vedo
perché non vivo se non mi uccidi.
©
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