Rabbia
Sfodero parole affilate come spade al sole,
sguaino coltelli e aggettivi a custodirmi
da nuvole e dita puntate a spararmi.
Risi squarciati da denti serrati e labbra chiuse,
nodi di nervi come radici e vene gonfie
chiamano a me, mani inquiete.
Occhi a fessura e contese di sguardi,
a difendermi da villanie e oltraggi
vendendo onore e sgualcite paure.
Faccio di me paure e scudo del baleno,
dove viscere e ardimento all'unisono,
cedono al sapor d'amaro e saliva.
D'un lampo la brutta tempesta si zitta
e gli arditi timori ti lasciano,
effimera, bonaria all'attimo lasci a sbuffo.
Rabbia,una caligine fusa.
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Commenti (2)
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Salvatore Ambrosino31 marzo 2007
molto bella, hai espresso molto bene la rabbia in questa frase”Risi squarciati da denti serrati e labbra chiuse, ”
O
Oliviero Angelo Fuina31 marzo 2007
Notevole padronanza di lessico e alto senso poetico in un verseggiare incisivo ed altamente comunicante. Ottimi alcuni passaggi con dure parole quasi dalla sonorità onomatopeutica di questa tua rabbiosa contesa, fino alla chiusa, perfetta, di fusa caligine. Non sei più una conferma: sei una certezza!
