La maglia di Federico
A Campo i monti perdono le ciglia
slanciato nei muscoli
come lo svedese,
oggi che ne compie trentacinque
lo manda a dire bene
sculacciando l'asfalto
e quel che resta a rotta di collo
il padre che lo bestemmia anche nel sonno,
a lui non gli va a genio d'averlo vissuto
sempre in fuga
d'aver il figlio ingrassato le strade
e quelle poche donne
da Marsiglia millefoglie
come scrive Carrese,
da le panier a Lisbona l'astuta
"...certo, ho visto sudare la roccia"
mentre si passa la mano a cancellare
gli occhi,
i venti e passa anni che lo separarono dal padre
"...a Napoli... ci siamo stati un'altra volta babbo"
un nuovo gesù per un antica arte
dove ogni pietra segue come uno sport
a passarsi l'acqua
Non ti ho più rivisto
mi hai confessato
prima di driblare la solita volante,
non uscì altro dalla bocca del mio babbo
che un 'povero diavolo'
oggi di maggio ti ricordo,
la maglia rosa su per il Gavia,
la tua color carne per le salite prima di Campo
laddove i monti perdono le ciglia
©
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