Autoritratto
Alessandro Labriola
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Se mi vedeste per le stazioni
con gli occhi omicidi d'un fantasma
- il portamento ridicolo o inadeguato
la capigliatura folle e così fragile
l'altezza moderatamente discreta
- barba stolta ad insozzarmi il viso
Selvatico! A strapiombo sulla folla;
vi assicuro che nella vostra logica ilarità
mi riconoscereste
- vi prendereste gioco della mia infermità
ve lo concederei per egoismo (una folle incertezza)
e le debolezze si accentuano amare.
Alfine non può che germogliare - solo
ciò che è semina del pianto
il vostro limite è la "meccanica quotidiana."
Spogliati delle vostre idiote congetture
ora voi finalmente pronti!
Ad accogliere apostolicamente questo corpo
- e lo stesso Monito
che reca impresso.
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L'autore
Alessandro Labriola
Commenti (2)
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Stefano Drakul Canepa21 maggio 2013
l'essenza e l'immagine, l'eterna divergenza fra l'essere e l'apparire che sfocia in una ribellione, in versi che graffiano e conquistano. Energetica
rita damonte21 maggio 2013
l'importante essere consapevoli di come si è... poi c'è sempre il buon proposito di migliorarsi... sempre che si voglia... comunque l'abito non fa il monaco e l'amarezza che c'è dentro noi bisogna cercare di combatterla. poesia introspettiva dai toni severi


