Séraphin
Alessandro Labriola
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Immergo queste mani
nell’alba piena del tuo ventre
- ho rinunciato al romanticismo per esserci
ne rimango ancora stordito, come in sogno
e vado convocando anime per la tua veglia
- testimoni e pessimi adulatori
per questa vita come un sottile profumo:
una forte essenza che sa di vigore nuovo (e rinnovato calore)
Ti concedo questi “dolci” anni ed i prossimi giorni,
tu sorprendimi col cinismo semplice che sai
e le insidie divulgate
con quella bocca allestita, Unica
nella sua agiata tempistica – mi coglierà nel pathos dell’abbandono
e sempre sanguinerà la perversione malvagia
di voler esser nuovamente lenito, dalla tua lingua calda
- Le esasperanti condizioni e quel seno!
Ogni postura e luce mi fu a sfavore
la tua carne perfetta riverberò a lungo
tra queste gambe di pietra,
possente, innalzò la tua Effige d'estasi;
mai come quando il cuore ti vide:
- la fame cessò
l’inferno diventò un’Idiozia, il Paradiso
Irraggiungibile.
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L'autore
Alessandro Labriola
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