Stella d'Italia

Dal vilipeso emblema
Traggo spunto
modestamente per
fare un po' il punto
nel dies natalis
di un popolo sovrano,
trovatosi improvvisamente
con lo scettro in mano.
Democrazia che nasci
dal cremisi versato
da chi coscientemente
per te si è barricato,
osar sperar
che tu facessi breccia
tra chi scendeva il monte
in cui s'ascose
spartendo otto creature una patata,
fu mera illusion a cui non seguì freccia
intrisa di cultura e poi scoccata.
La meritammo dunque
(e la meritiamo ancora),
o povera Creatura,
questa Repubblica talmente sfortunata
di cui nessuno più si prese cura,
sposa morgana di un'Italia unita
nel sangue di Pochi
e nell'ignoranza avita?
Emblema in sì nobili intenzioni
percosso nei decenni
da moltitudine di cattive azioni
grandiosa italica stella
da ruota dentata circondata
ch'ormai ci guarda mesta e un po' ammaccata,
la ruota è sempre là, mai consumata
nell'utopia di un posto di lavoro.
Svilite oleastre fronde
(smarrimmo la concordia),
la quercia a capo chino aspetta
un popolo che di dignità si vesta e di decoro.
E la domanda allor mi pare onesta:
se non si desta, che senso ha questa festa?
©
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L'autore
Jura
Commenti (3)
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L
Loreta Salvatore2 giugno 2013
Una riflessione critica che ci coinvolge circa un ampio dibattito: i valori di Una repubblica che non sentiamo e che non viviamo come progetto comune. Opera pregevolissima e scritta con vero talento.
Alberto De Matteis2 giugno 2013
Versi molto incisivi e forti per quella stella che troneggia nell'emblema della Repubblica Italiana. Speriamo che la nostra Italia presto si possa destare dal torpore in cui si trova specialmente in questo periodo.
Berta Biagini2 giugno 2013
Non si può rimanere estranei a questi versi che fanno sentire tutto il loro disappunto per quanto, tutti ci dovrebbe unire.


