Vecchia barca

Ormai da troppo tempo mi ritrovo in secca
assalita da voraci tarrme come cibo consumata
piango quei giorni che sapevano d’onde
osservo silenziosa il volo del vecchio amico airone.
Nella tiepida luce del rosso tramonto
l’amico Zefiro mi riporta il canto delle sirene
delle notti d’estate passate sull’incantato mare
nell’innescare l’esca mentre si andava a pescare.
Il fiato della risacca bacia il mio corpo
scheletro amaro come gli scalmi usurati dal sale
che baciavano i remi mentre vogavano
col sudore asciugato dalla rugiada brezza.
Accheto la malinconia in un fievole respiro
mentre aspetto la marea sorella della luna
l’amica dei sogni cullati nel silenzio
al vociare melodioso delle conchiglie.
In controluce il negativo ormai sfuocato
della mia amatissima vela ne ero fiera
aveva i colori della gioiosa primavera
sventolava tutta la libertà ai gabbiani.
Non piangerò in questa stellata notte
sentirei il preludio della mia morte
non c’è miele più dolce di chi mi ha tanto amato
fin dal primo giorno che in mare mi ha buttato.
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