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Introspezione 7 giugno 2013 · lettura 1 min · 2361 letture

Di me

Elena Poldan 512 poesie pubblicate
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del vento le sferzate del tempo i graffi tatuati a sangue sulla mia anima di foglie del senso gli strappi varchi non previsti verso mari senza fondi empirei svelati fra deserti di muti del Bene i sassi che radunandosi erigono edifici immensi di me i vuoti che sibilano freddo e senza contorni i crolli
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L'autore
Elena Poldan

Oltre i limiti del finito, oltre giorni preordinati, oltre orizzonti delimitati, c’è uno spazio sconfinato dove navigo alla ricerca di un senso che so già non troverò mai e il bello è proprio questo: è una ricerca senza fine, meravigliosa, che mi disancora da tutto e mi fa sentire libera e infinita. La mia sostanza è

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Commenti (9)

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EnzoL7 giugno 2013

una lirica dal sapore amaro, che rende ogni sensazione di vissuto eterea e in caduta. Mi colpiscono i continui richiami alla leggerezza ' vento - foglie ' contrapposti alla pesantezza di crolli, di sassi dentro il cuore. Quasi a sottolineare la leggerezza di un anima che subisce la forza immensa e straziante degli eventi. ottima prova

Una poesia che provoca vertigini, sembra d'essere capitati in un fluire di vortici, in una tempesta dove abissi e altezze ti sballottano in un impeto d'emozioni.

Jibi7 giugno 2013

Alcune emozioni sono dei tatuaggi sul nostro cuore, dei graffi nell’anima che porteremo sempre con noi e che periodicamente ci torneranno in mente facendoci sentire sull’orlo di un baratro. E' nelle mie corde.

una poesia sfumata splendidamente, fra dolori ignoti e presagi senza tempo, una delizia di cuore oscuro...

Rita Stanzione8 giugno 2013

Emozionante contenuto e forma perfettamente calibrata. Non ultima, originalità che tanto apprezzo. Plauso all'autrice.

G
Gandalf bleu8 giugno 2013

là dove gli altri si fermano (la malinconia), il poeta partorisce versi e liriche che profumano d'immenso.

Giovanni Perri8 giugno 2013

Farebbe parlare le pietre questa poesia, dicendo la forma senza contorni che il tempo o il vento soli, danno. Noi siamo gli edifici: venite a vedere come alziamo bene i nostri drammi le nostre pazze allegrie, guardate come cadiamo interi. Come sappiamo dire bene il vuoto noi che cantiamo la vita, e la teniamo addosso come un drappo. A volte infiliamo le mani nello specchio e prendiamo qualcosa. Senza nemmeno guardare, sentiamo tutto. E respiriamo. Molto apprezzata.

Azar Rudif8 giugno 2013

Il tempo potrebbe lasciare segni indelebili sulla nostra anima, ma basta guardare oltre per scoprire altri mondi. La nostra anima è solo un vascello sul mare dell'esistenza ed un vento la guida. LA guida per vie di mare e non è semplice guardare negli abissi sotto il mare. Farlo significa perdersi ciò che è sulla nostra strada. Strada che è sul mare, mentre l'abisso ci segue e possiamo anche ignorarlo.

nemesiel10 giugno 2013

L'azione erosiva del quotidiano che agisce in modi e contesti diversificati su un animo che recepisce ogni graffio, incisione, ventata... nessun "edificio" può resistere a lungo, il momento di rottura preceduto e quasi annunciato da quel vuoto freddo. Trasposizione linguistica coinvolgente di sensazioni non facilmente "trascrivibili".