Lo strano caso del pendolare italiano

Fissando ipnotici vinilici pianali,
seduto su un gradino di scomparto
seconda classe in abbonamento
- sistemazione alquanto fortunosa
sicché già molti sono in piedi a iosa -
conclude amaramente in soliloquio
che mai richiamo al pendolo fu più
confacente a quel sostare:
sballottolato al ritmo di rotaie
che paion sulla ferrata sobbalzare.
E mentre psichedelici motivi
s'una cravatta alquanto rozza
insegue
ecco che un posto
s'è appena liberato.
Scatto felino, la borsa è un giavellotto
che centra il seggiolino
strappato a un ragazzotto.
E quando finalmente di glutei lo conquista
si guarda intorno fiero
come che non sia in treno,
preda di un agonismo vero.
Ebbene sì, viaggiar comodi in Italia è un premio
vi sono tre podi ma senza medaglia
e sfido il signor De Coubertin
a dire che in quest'imbarazzante mischia
l'importante sia partecipare
dopo una giornata passata a lavorare.
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L'autore
Jura
Commenti (2)
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Stefano Drakul Canepa12 giugno 2013
veramente godibile, simpatica, ironica... anche per me che mi rivedo in questi versi, viaggiando ogni giorno per lavoro... sui treni, o meglio sulle carrette a rotaia: -) b r a v i s s i m a
Salvatore Masullo16 giugno 2013
Poesia ironicamente bella e vera! Per un attimo mi son passati davanti agli occhi diversi anni in cui vivevo o assistevo a quelle situazioni. Apprezzati gli accostamenti "decoubertiani" che scaturiscono da un'analisi simpatica di quelle situazioni e ritmi da rotaia. Piaciuta molto!


