Né qua né là
Come battono le imposte sotto il vento
e come di silenzi il muro è vulnerato!
L'edera incuneata tra vetri franti e aguzzi
a spiare di padri e di figli contadini
l'umana melagrana che mosse il focolare
nella grande città a dar stranieri frutti.
Mi han fatto un cenno mentre l'auto andava
non so più dove, e impulso irresistibile
mi fermo a salutarle. Chè le rovine sanno
del cuore umano conoscere il segreto
desiderio di quiete e amor d'antico
contro il delirio delle strade in fuga
Come sa di organetto il tuo ritmo mio saggio
cuore seduto all'ombra di un salice sparuto!
Sapore fresco, penso, assaggerò la ferula
a sciogliere del sangue le chiuse bacche e i grumi
acerrimi e induriti dalle pazienze urbane
dei rebus non risolti e dei letti disfatti
Ma saprò io giacere tra le spighe secche
nell'aia densa di sotterranei ed ostinati
turgori, vecchio cortile di casale ignoto?
Avrò dunque foglie croccanti e morte
come guanciale - volto rivolto al cielo
e il pensiero accanito ad altra pace
quella che chiede un libro per cuscino
e il frastuono del rombo cittadino
in sottofondo come una ninna nanna?
Velleitaria scommessa ahimé perdente
di cui pagando il pegno mi dichiaro
quello che sono e fui. Soltanto Anna
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