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Introspezione 29 luglio 2013 · lettura 1 min · 2402 letture

Opaca

Elena Poldan 512 poesie pubblicate
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affogano nel niente formiche e sospiri mentre la notte stende il suo manto inabissando nuvole e ragni spettri indecenti tramano orditi fra nenie e sorrisi castelli di sabbia svaniscono sulla riva di nuovi abbagli sono di lacrime e di foglie m'arrampico su ragioni senza respiro rovino all'inferno e continuo a svendere merli al banco dei monchi
#Tristezza
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© Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
L'autore
Elena Poldan

Oltre i limiti del finito, oltre giorni preordinati, oltre orizzonti delimitati, c’è uno spazio sconfinato dove navigo alla ricerca di un senso che so già non troverò mai e il bello è proprio questo: è una ricerca senza fine, meravigliosa, che mi disancora da tutto e mi fa sentire libera e infinita. La mia sostanza è

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Commenti (4)

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Catia Dinoni29 luglio 2013

La tenebra par inghiottire tutto un malessere, uno sfaldarsi nel nulla tra le trame della vita, ma traspare con forza ostinata quell'anima che anche se arranca continua il suo viaggio verso nuove destinazioni più solide spero di un castello di sabbia. Lirica di forte impatto emotivo scritta con eccellenza.

Elle30 luglio 2013

Una vista spettrale che rende l'anima opaca. L'annaspare inquieto alla continua ricerca di una ragione che provi a restituire lucentezza... Sfiducia?. Amarezza, forse troppa sul sentiero?... Abbagli, disillusioni e rive... arrampicarsi sempre... voler emergere è già un passo verso la libertà...

EnzoL30 luglio 2013

D'un'amarezza che ammalia in questo testo tutta la sofferenza per i sogni infranti, per i miraggi (tali li chiamo io) che inevitabilmente svaniscono nell'aria insieme alle speranze Chiusa spettacolare grande

Azar Rudif5 agosto 2013

Mostri (formiche e ragni) affondano insieme alle speranze (sospiri e nuvole) nel nulla. Una prima strofa che già toglie ogni speranza. Ma il nulla è il luogo migliore dove gettare tutto percché è dal nulla che ci si rigenera. In pratica bisogna toccare il fondo per risalire. Non ci saranno ragionamenti, storie, situazioni che possano frenare la caduta verso l'inferno. MEglio arrivare sul fondo dove neanche i nostri spettri hanno il coraggio di arrivare e cominciare da capo. L'impatto dei versi è notevole nel loro esprimere un senso di fine e di consapevolezza della propria esistenza, ma non esiste una caduta senza risalita. L'importante è non guardare il fondo, in segno di disprezzo