Mi beo a rimirare
Sazio una panchina e mentre,
mulinelli d’aria e piccioni
giocano con dispetti e folate.
Divago e sollazzo un giornale,
distratto alzo il bavero che ricade,
mi ripongo e nascondo sbadigli.
Curioso vengo rapito e lasciato,
da giostre e carretti, delizie e bambini
piccoli cani dentro borse e sciarpe.
Sottobraccio di passerelle e nonni,
capricci e gelati,corrono mamme
di pensieri e paure,di grida.
Alberi scolpiti da nomi e cuori,
frecce di antefatti amori
mi porta un ricordo e sorrisi.
Avido ancora il sedile chiama,
mi ripongo e accenno cortese
serio di un libro alto e silente.
Astante mi beo d’un angolo,
un limbo tra palmati e pesci rossi
barbaglio i raggi tra lago e cotanto sole.
Ora mi alzo tra sbuffi e lazzi,
a ordinar la chioma,chiamo la mano
e di spalle lascio accanto teatro e foglie.
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Commenti (4)
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G
Giusi14 aprile 2007
Bellissima questa serenità immersa nel quotidiano... fra i giochi dei bimbi, il richiamo delle madri, il vento giocherellone e la tua beatitudine per tanto incanto attorno... Michelangelo
M
Mariasilvia14 aprile 2007
Conta la serenità e in questi delicati versi la si avverte.Bella la chiusa.
O
Oliviero Angelo Fuina14 aprile 2007
Mi incuriosisce e affascina il tuo stile fra il classico (in alcune costruzioni) ed il colloquiale. Il primo verso è emblematico. Ci fai posto accanto a te in questa festa di sguardi e i tuoi pensieri impressionistici riverberano fra i nostri. br Interessante.
Massimo C14 aprile 2007
Questa mi ha icuriosito... e mi è piaciuta. Ti rileggerò con piacere...
