Cameriere a fine agosto
Queste nuvole di fine agosto, salgono,
sono piene,
- malinconia che dipinge il cielo a pois-
si appiattiscono nel celeste cosmetico,
come amanti estive sbiadiscono nel nulla di foglie raggrinzite.
Adesso l’estate è dei poveri, al solito, i soliti che contano il penny,
quelli dal sorriso sincero, quelli che riscaldano il pane e dicono pene anche all’inferno,
quelli che bevono perché hanno paura o non bevono perché hanno paura,
quelli che si abbronzano con il calore di un abbraccio,
senza colf, né bambinaie, né mani lunghe per mance.
-
Sorrido un po’ di meno senza cappio al collo,
e non mi macchia l’anima dire buon appetito,
e i clienti hanno i guanti bianchi quando fanno la scarpetta e arrossiscono,
e non vorrei sapessero,
-giuro non vorrei-
Che la lavastoviglie,
purtroppo, non toglie il lezzo,
anche se infuoca i bicchieri,
non lava via quelle labbra,
sporche, odiose labbra,
di chi è, solo perché sbandiera
il verde della sua miseria,
quel verde risoluto
che dovrebbe appartenere solo a un giardino senza pretese,
quel verde...
acceca.
©
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L'autore
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Ho iniziato a scrivere per cercare di capirmi, ho continuato per cercare di farmi capire. Alcune cose le sai solo dopo molto tempo e quando le afferri ti stupiscono. Ora capisco perché molte mie poesie hanno la forma di un dialogo, a volte con me stesso altre con chi mi è rimasto dentro, credo di scriverle perché mi
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