Vecchio pianoforte
Di te sognando inoltro i passi dove
più solo sento d’essere e nessuno
turba il fluire dei ricordi miei.
Ora mi avvedo dolorosamente
che in buio luogo, squallido,
di cui sporcizia e disordine
narrano povertà e malessere
sono pur ora giunto:
ma nei miei sensi penetra
suono tremante e querulo
di annoso pianoforte
malato di vecchiaia,
che mima antico cembalo:
il tocco esatto e agevole
rivela dita giovani, studiose,
che impavide s’inseguono
sugli avori velati dal tempo,
cantando una partita
di Johann Sebastian Bach.
Cosa mai dalle dita ‘
dell’ignoto pianista
potrebbe per noi nascere
da un pianoforte nuovo
di concerti capace
grandiosi, fino ad oggi
inascoltati? Riconosco
il tocco cieco dell’ignaro Fato,
demente dispensiere d’ogni cosa
al mondo, che te privò,
giovane genio, di materiali mezzi
e me di quella cui pensar non debbo.
©
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L'autore
Claudio Toccafondi
Sono nato (nel 1938) a Roma, dove ho sempre vissuto - salvo viaggi di diporto o di lavoro - nel rione Prati. Ho amato e amo moltissimo la mia città, visitata, fotografata e camminata assiduamente finché gli ingravescenti acciacchi non mi hanno limitato nei movimenti (a Roma se disce: a chi tocca 'n ze 'ngrugna). Scrivo
Commenti (1)
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Annamaria Barone24 agosto 2013
come una sonata accompagna, la poesia in un mondo fatto di tristezze e forse di rimpianti, la primavera e la speranza lontane, il tramonto che incombe e quel Fato, simile, che privò il musicista e l'autore di qualcosa che forse avrebbe cambiato le cose. Sublime
