Opera
Canto destino e m’elevo innanzi,
tra liriche e opere, di velluti e sipari
al cor m’inchino d’ugole frementi.
D’accanto m’accoro d’applausi scindo,
invoco fiato, argino respiri e vene
laddove m’alzo in tono e reggo.
Osa bacchetta di musici e maestri,
d’ostaggio di pregi legni e archi
di abiti neri e compunte farfalle.
Coriandoli di lodi a cotanto sfarzo,
platea a pettinar le note di lisce viole
piroette d’arpe,organza a lenir le corde.
A chiusa seduce il cupo petto a forza,
aria grave,d’austera mimica e cura
d’un opera che di vita è padrona.
©
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