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Uomini 3 settembre 2013 · lettura 2 min · 1268 letture

Il porto vecchio

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Claudio Toccafondi 268 poesie pubblicate
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Cammino per strada sassosa Appeso ad un raggio di sole Me vento lieve sospinge Verso il porto vecchio Fino a trovare gli ormeggi Senza tempo, dove ancor oggi Si sente – o è sogno di nuovo – Fischiare la frusta che il padrone Senza avarizia donava Spesso alla ciurma rissosa. E questi rumori assordanti? non sono gli sloop od i ketch dalle candide vele leggere, questo invece è il tuono dei trevi spiegati sulla nave appena del porto in franchìa. E la vita infernale patita Su quella nave da guerra Trovava però il suo compenso Come quando alla fine D’una corsa infinita O di un agguato snervante Il Comandante ordinava Di issare a riva le insegne.! E dopo la lunga battaglia Tra carronate e cannoni Occhiuti noi contavamo Quanto di preda spettasse A ciascuno. E poi vivemmo quell’era dei clipper gloriosi, delle epiche corse sugli oceani infuriati, quando le vele immense rombavano al soffio potente degli alisei, allorché segnare un’ora di vantaggio ci dava insperate ricchezze. Poi fummo pescatori E si usciva di notte sognando al lume delle stelle una pesca migliore e accendevamo le grosse lampare dalla luce accecante che uomini e pesci stordiva. E la fatica tremenda del remo se il denaro non consentiva di avere il motore, Ora, porto dei miei ricordi, La vecchiezza ha invaso Anche quelli, e sull’acque sudicie galleggiano rifiuti: pigramente ormeggiate vi si dondolano lente due maone condannate a morire di marciume. Non avete neppure il valore Di due candelotti esplosivi- Esco dal Porto vecchio inciampando sui sassi; bassi i gabbiani volano perennemente affamati.
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L'autore
Claudio Toccafondi

Sono nato (nel 1938) a Roma, dove ho sempre vissuto - salvo viaggi di diporto o di lavoro - nel rione Prati. Ho amato e amo moltissimo la mia città, visitata, fotografata e camminata assiduamente finché gli ingravescenti acciacchi non mi hanno limitato nei movimenti (a Roma se disce: a chi tocca 'n ze 'ngrugna). Scrivo

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Commenti (1)

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Annamaria Barone7 settembre 2013

e si avanza tra odor di mare e sciabordio nelle sentine dei vascelli, lo stormire delle vele dispiegate, il rollio dei cannoni, barche leggere e veloci come gli sloop inglesi o pesanti e forzute come vascelli spagnoli, fino alle barche da pesca, odor di pesce pescato e gabbiani impazziti con i loro voli rasenti, ed è odor di mare, di uello che ti porti dentro, che fa parte del sangue di gente di mare come noi, come me, che il mare me lo porto dentro e l'ho sentito forte in uesta meravigliosa e malinconica lirica. Eccellente