Rifugio
Silenzio, profondo ed immenso
silenzio mi avvolge, disteso
sul prato soffice
come una coltre si lana.
Silenzio, è uscito l’azzurro
tra strappi di nuvole nere;
il vento tiepido
sfiora la fronte accaldata.
Quiete, sei ristoro del corpo
ed alla mia mente tu porgi
sollievo all’ansia
diuturna che il tempo consuma.
Se qui io potessi restare,
tra montagne ghiacciate e felici!
Ma anche loro
in quella calma incantata
immote e silenti e incuranti
m’appaiono ora
come il resto del mondo.
Qui giova quindi che torni
deluso alquanto
ma consapevole ormai
che solo la mente può dare
a se stessa rifugio.
©
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L'autore
Claudio Toccafondi
Sono nato (nel 1938) a Roma, dove ho sempre vissuto - salvo viaggi di diporto o di lavoro - nel rione Prati. Ho amato e amo moltissimo la mia città, visitata, fotografata e camminata assiduamente finché gli ingravescenti acciacchi non mi hanno limitato nei movimenti (a Roma se disce: a chi tocca 'n ze 'ngrugna). Scrivo
Commenti (1)
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Francesco Rossi12 settembre 2013
Un verseggiare che pienamente si sposa con la consapevolezza del silenzio come rifugio per ritemprarci dalle ansietà e dalle frenesie. Il poeta poi coglie il valore della riflessione, quella intima e sentita che si può ascoltare nel silenzio e nella pace con noi stessi.
