D’un addio alle armi
Rammarico d’un astio greve laddove,
preso a tristezza a pari giunse
l’arcano e aguzzo furfante.
D’un sospiro lieve a triste novella,
remai con vigore nei pianti
contro fucili eredi di patrie.
Non volli,mai bramai a vivi fragori,
tra timori e uniformi tra rovine e case
afosi risi di refe spinato e guazzo.
Fumose tremanti chinati e attese alte,
brillio di paglie sotto frasche e fati
entro mota d’uomini e dopobarba.
Si cercano pigli a perire d’insieme,
d’altalene di pensieri a farsi vigore
acre in bocca di sale e paura.
Ospite d’oriente,livree e veli,
mirato a dito eppur di pace sorrido
ma di pugni a girar mi salvo.
Allor mi invito a ricorso e scosso,
liscio il ferro a canna stringo
d’un tratto sicuro esplodo.
Tutto a rilento d’un adagio si placa,
rena a pioggia alzarsi in rotta
finiscono i bandi d’attonito stupore.
Stasi a forza colmano piazze,
teste fra mani prese a dolore
gerghi divisi ora rasenti a capir.
Mi poso,paleso disgusto e diniego,
sporchi lenzuoli nivei d’allora
a calzare inermi di battiti sordi.
D’un addio alle armi mi prono,
ritorno vissuto e mancato
d'uomini e preghiere m'allontano.
©
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