Depositi
Spento il cielo
di adagiate stelle
minute rischiarano
avulse appartenenze
paludi di frontiera
divorano sapienze
non più immacolati
voci abusano la tregua
evanescenze
la torbida visione
un crimine alla nascita
scrosci da cortile
colati nelle fasce
vegliano i racconti
estese le distanze
incombono risvolti
su placide maree
oh... naiade del greto
sventola la tua freschezza
il vino promesso
invecchia sulla vite
i servi rivendicano
il cibo rubato
calzari non ho più
per la mia sposa
e devote infiorescenze
protesta la mia terra
sento che mai
sarò del volo
fatua indole
che pur s’illude
nudo alla sorte
stampella corrosa
spaiata alla sortita
sempre lì
insana e laida
che di vagar non smette
all’apice di un canto.
©
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