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Riflessioni 17 novembre 2013 · lettura 1 min · 728 letture

Andrès suona la fisarmonica

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Floriano Fila 48 poesie pubblicate
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Andrès suona la fisarmonica sul metrò, perché a casa ha una gatta con un occhio solo che aspetta, ma nessuno gli crede e pochi lo stanno a sentire. Andrès suona valzer ungheresi tra un telefonino che urla, una risata sboccata e quel dolore che gli è restato alla pelle attaccato. Andrès scrive ancora favole con gli occhi per quel suo amore che troppo presto ha imparato la vita, per quel suo amore troppo presto fuggito, ma lui ancora suonando lo cerca, ma lui ancora suonando lo chiama. La gente lo guarda e gira la testa, la gente lo vede e fa finta di niente. Solo una ragazza tormentata da un sogno gli lascia una moneta per tutto il giorno che duri. Andrès non chiede nulla, continua a suonare i suoi valzer ungheresi perché a casa ha una gatta che aspetta, una gatta sul davanzale che ascolta e che a volte piange dall’unico occhio che ha.
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L'autore
Floriano Fila

Il Nicaragua è terra di laghi, vulcani e poeti. Impossibile non sentire il bisogno di scrivere.

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Commenti (1)

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Antonio Terracciano18 novembre 2013

Mi è molto piaciuta questa poesia, scritta con uno stile semplice, che però subito penetra nell'animo del lettore sensibile, come quello della ragazza che lascia una lauta mancia al suonatore, non come quelli dei viaggiatori insensibili che girano la faccia dall'altra parte. Il suonatore è un poeta (pensa ancora alla ragazza perduta ed ama la sua gatta invalida che lo aspetta) che non chiede direttamente l'elemosina e che, se la riceve, l'ha ampiamente guadagnata, perché è riuscito, col potere della musica (non importa se un po' sgangherata), ad allietare il breve viaggio spesso grigio dei fruitori della metropolitana.