Lazzaro felice
Dietro lanugini crespe e cartoni,
tirarsi torti e lenti vanno
in stazioni dove salpano memorie
tra banchine e cappotti.
Coltrici involti favoriti da muri,
di spaghi legati da gialle dita
fumose e ritratti stretti a pietà
a cercar bottiglia con cieca mano.
Ancora poi a cantarsi addosso,
con occhi a girar di ciglia e pigli
rasparsi gomiti e smorfie in volto
saggiare passi bruschi e carole.
Tenta un’intonata tra la calca,
un’armonica due passi a teso braccio
improbabile un sirtaki esce,
recupera serio beffardo in aspetto.
Alleati di ponte di lento carrello,
spesano ghiotti e severi a pattume
sconcerto rimane in cotanta cura
da buone maniere e garbo.
Uno scuro empireo chiama a riparo,
mesto a un pilone si tiene
duro strattona cani e ombrello
d’un Lazzaro felice rincasa a raso muro.
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Commenti (1)
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G
Giusi3 maggio 2007
è una cruda realtà... pensare ai barboni che casa hanno nei cartoni e nelle stazioni ferroviarie... a chiedere un pò di carità.Grande Michelangelo apri una visione del crudo mondo che ci circonda.Splendida poesia