O Mio Signore

Lunga è la notte che parla di te
fra suoni e nenie di cornamuse,
rinnova zelante il solenne atto
il secolare tempo disteso in visione.
Quanti perché pulsano dal cuore
alla mente incerta nelle sue pene,
voragini di dubbio inquieto mi assalgono
e lasciano un essere in balia del niente.
Cercar nel quotidiano utili esempi
per placare l'angoscia malefica,
tirannide padrone in doppiopetto
danza su musiche di vittoria e d'egoismo.
Con la nascita il seme prende corpo
fra aride zolle e ghiaia batte un colpo,
insinua la testa a cercar il chiarore
per rivolgerti la lode del trionfo.
Anche la mucca nella stalla piega il capo,
recita il credo col nitrito la cavalla
e le pecore nell'ovile pronte in prima istanza
a renderti merito, in conforto e sostanza.
Luce vera di una notte pura e santa
non mettersi alla finestra con assenza,
il germe del peccato tutti ha contaminato
perché battersi il petto nel solito ritornello?
-Nella povertà d'amore salvi in comunione la faccia
e al primo scalino dimentichi d'esser pentito!
Io uomo di peccato amo il sole e il creato
accarezzo la terra e al vento porgo il viso,
in errore ci metto tranquillo la presenza
un saluto al vicino con aiuto e a capo chino.
Con la zappa apro il solco e sto nel mio
pronto e solidale sempre all'occorrenza,
non son del clan sempre devoto e al pezzo:
son trasparente, ondeggio, ma libero di coscienza.
Nella... Notte Santa... mi defilo titubante al clamore
ma in ultima panca non farò assenza... O Mio Signore!
©
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