Pessimismo co (s) mico

Sotto un cielo convalescente
aspettavamo i soliti tramonti,
come specchi
camuffati con ambizioni innocue
e Moncler.
Sorreggevamo
candidi quaderni
e sorseggiavamo sorridenti
l’attesa frizzante di quei giorni.
Silvie, Beatrici e Ermioni
ci sfilavano accanto
come fantasmi
in partita doppia,
si esibivano in iperboliche ellissi
e brillavano di bianca luce propria
sul fondo nero della lavagna,
snob come numeri primi.
Dalle Alpi alle Piramidi
dal Manzanarre al Reno
scorreva il fiume d’inchiostro delle nostre bic,
siccome per noi,
sorvolare quel ramo del Lago di Como
con ali nere cancellabili,
o curiosare fra la perduta gente nella città dolente
era dovere, diletto e fortuna.
Da quella Gioventù
alcuni son guariti
e con mille nuove vite
han danzato vorticosamente,
brandelli diversi
cuciti uno accanto all’altro.
E non c’è più poesia,
non c’è speranza
per un fiore che muore.
©
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L'autore
Monica Messa
Mi abbandono con piacere alle lunghe ombre che mi oscurano il volto, blu come il cobalto, fredde come il granito. Che cosa mi resta da scrivere ormai? La mia piccola dose d'inconsolata fantasia che freme per essere imprigionata su un foglio bianco. A volte, nel farlo, mi sento una ridicola fattucchiera, tutt
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