Anestesia
Elena Poldan
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li sentivo armeggiare sul mio corpo
- inerme residuo che svuota il senso-
in un campo senza spazio
mentre m'inoltravo fra sentieri di buio
fu al risveglio che scorsi un gigante
chiamava il mio nome senza contatto
ed io
-disturbata anima
che s'inoltrava fra sentieri d'ovatta-
tornavo assente
al presente che svuota
mentre fuori é diverso
è niente
è albe di fiordaliso
che dipingono sogni di carta
e mani distratte
che scompigliano certezze
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L'autore
Elena Poldan
Oltre i limiti del finito, oltre giorni preordinati, oltre orizzonti delimitati, c’è uno spazio sconfinato dove navigo alla ricerca di un senso che so già non troverò mai e il bello è proprio questo: è una ricerca senza fine, meravigliosa, che mi disancora da tutto e mi fa sentire libera e infinita. La mia sostanza è
Commenti (1)
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Francesco Rossi15 gennaio 2014
Una poetica che offre spunti di riflessione sia per il contenuto che si apre alla percezione che al moto delle impressioni che sembrano non sentire anestetico.

