Balenii di arcane riflessioni
Balenii di arcane riflessioni
mi ottundono la mente,
pulsioni insuete mi premono
verso sentieri sommersi dagli anni,
dai giorni vani ed a se stessi specchio,
usurati dal tedio che fu allora,
dall’oblio opaco che le vie confonde.
Non pare più su questi raggio alcuno
e luce ad essi solo sordo e falso
chiarore di crepuscolo. Un ripiano
di rocce rotte e di sconvolti massi
forma il suolo ferrigno. Quale mai
nepente annebbiò i sensi allora?
Oppure tanto si mutò mia vita?
Difficile pareva e molto dura
la mia strada in quei giorni, non cimento
insano ed impossibile qual ora.
Nuovo cibo bisogna a nuovo sforzo?
No, ringhia già la muta dei segugi
di Tyndalos sull’usta mia; non sembra
assai lontano il traguardo agognato
che però, giunto, a orrore darà vita
poiché saprò che non c’è più futuro.
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L'autore
Claudio Toccafondi
Sono nato (nel 1938) a Roma, dove ho sempre vissuto - salvo viaggi di diporto o di lavoro - nel rione Prati. Ho amato e amo moltissimo la mia città, visitata, fotografata e camminata assiduamente finché gli ingravescenti acciacchi non mi hanno limitato nei movimenti (a Roma se disce: a chi tocca 'n ze 'ngrugna). Scrivo
Commenti (1)
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Annamaria Barone13 febbraio 2014
non tristezza ma una malinconia rassegnata sembra pevadere questa splendida lirica, quasi che i passi si facessero più veloci per arrivare alla meta per poi fermarsi, di colpo: arrivati non ci sarà più futuro, né nel bene né nel male! Ed allora non è meglio camminare e passo dopo passo respirare ogni istante? E questa è una domanda alla quale ognuno può rispondere e solo per sé. Chapeau
