Voragine
Nicolina Macari
377 poesie pubblicate
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Quanto ancora dovrò piegarmi
in questo silenzio che trema l'anima
ascoltarne il pianto
ispido, malinconico compagno
che preme l'inquieto pulsare
di atteso vuoto.
Speranzose redini brancolano nel buio
nè sanguinano l'agguanto al corpo
in gemiti di aguzze punte
diventando disperazione
sepolta nelle gambe
come senza passi alla terra.
Al bavaglio d'occhi
nella risacca delle mie ciglia dischiuse
marciano sguardi abbandonati,
foschie rampicanti fluttuano ombre distensive
dove si pianta il volo che non ha più parole
come gelido peccato alla bocca.
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Commenti (1)
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D
Delinquente28 gennaio 2014
Leggere una poesia, porta spesso a rintocchi di sentimenti che formano una melodia che ci da l'interpretazione della stessa. Ma ognuno di noi ha sensibilità diverse ed occhi e orecchi non sempre rivolti nella stessa direzione del poeta. Commentare un capolavoro come questa lirica è come scendere le rapide su di una zattera. Teniamo presente che ci viene proposta come introspezione. Cosa sento e vedo io? Una bella giovinetta che sogna l'amore, ma vede solo dolore nell'attesa speranze che diventano disperazione, i suoi dolci sguardi non son più frecce di Cupido. e "foschie rampicanti fluttuano ombre distensive dove si pianta il volo che non ha più parole come gelido peccato alla bocca"
