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Introspezione 27 gennaio 2014 · lettura 1 min · 1866 letture

Voragine

Nicolina Macari 377 poesie pubblicate
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Quanto ancora dovrò piegarmi in questo silenzio che trema l'anima ascoltarne il pianto ispido, malinconico compagno che preme l'inquieto pulsare di atteso vuoto. Speranzose redini brancolano nel buio nè sanguinano l'agguanto al corpo in gemiti di aguzze punte diventando disperazione sepolta nelle gambe come senza passi alla terra. Al bavaglio d'occhi nella risacca delle mie ciglia dischiuse marciano sguardi abbandonati, foschie rampicanti fluttuano ombre distensive dove si pianta il volo che non ha più parole come gelido peccato alla bocca.
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L'immagine è di Federico Bebber

L'autore
Nicolina Macari

La poesia è l'ala che mi rende libera...

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Commenti (1)

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D
Delinquente28 gennaio 2014

Leggere una poesia, porta spesso a rintocchi di sentimenti che formano una melodia che ci da l'interpretazione della stessa. Ma ognuno di noi ha sensibilità diverse ed occhi e orecchi non sempre rivolti nella stessa direzione del poeta. Commentare un capolavoro come questa lirica è come scendere le rapide su di una zattera. Teniamo presente che ci viene proposta come introspezione. Cosa sento e vedo io? Una bella giovinetta che sogna l'amore, ma vede solo dolore nell'attesa speranze che diventano disperazione, i suoi dolci sguardi non son più frecce di Cupido. e "foschie rampicanti fluttuano ombre distensive dove si pianta il volo che non ha più parole come gelido peccato alla bocca"