Cieca mente
Adone Raggi
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Sole ch'irrompi in me fieramente;
oggi no!
Placati dinanzi al mio uscio
donandomi angoli di ragnatela e anfratti stantii.
Evadi da questo mio petto lasciandomi a pulsioni di sbarre di buio
in cui nemmeno il tempo, cieco, può nulla.
Sii paziente di questo mio voler,
consolando lacrime di morte dagli occhi dei tuoi foulard di fiamma.
Sfama, con la tua assenza, covi tetri di larve di malelingue
così ch'io possa alleggerir la mia anima
da pipistrelli tinti d'arlecchina farfalla.
Ingrigisci questo mio arcobaleno
con l'ombra delle tue spalle a me rivolte,
illudendo monocromatiche invidie
a tavolozza di primavera.
Fragor di squittii rimbalza in questo labirinto di vita,
ruggendo, maestoso, necrologi d'anima.
Sol ora, con la luce nel cuor e gli occhi bendati
torna a me, iride giallo di verità.
©
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L'autore
Adone Raggi
Commenti (1)
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C
Claudio Toccafondi31 gennaio 2014
Poesia profonda e difficile, malinconica e pugnace, bella davvero. Non trovo adeguato l'accompagnamento musicale (ma questa è una mia fissazione, io abolirei queste sopraelevazioni, che finiscono per rendere poco comprensibili sia la parola sia la musica)
