Ironico danzante
ironico danzante
pedine lanciate su degli scacchi lucidi
scherzo e rido, faccio ridere, e ridi allora
fiori fra i capelli, vestiti fatti di profumo
lontani pensieri lontani
lontanissimi da qui
lontanissimi da questa vita
strascico di abbandono
vengo per bere e dimenticare
dimenticare il velluto del tempo
che striscia mentre parla senza un rumore via
torno per cercare qualcosa
attraverso interminabili nebbie
e profondissimi silenzi
dov'è finito il tempo del rock? quando tutti ballavano davvero?
dove sei finita poesia?
mentre passeggio fra le auto e respiro il nero di chi vuole quei locali
quei posti, quel negozio di puttane del microfono
e quella musica senza emozioni
non mi sento solo, stò andando all'inferno.
è pieno di gente all'inferno per dio, per merito suo intendo
tu mi devi dire dove cazzo sei andata a finire!
la serata era partita
l'adrenalina c'era il morale al cinquanta per cento
ho sentito poi un vociare sono entrato pagando
tutto era confusione puzza di piscio da masticare
musica da ketamina e gente che dondolava
uno si dimenava si divertiva forse sul palco
a petto nudo fermo con le braccia che si rincorrevano in aria
occhi danzanti dove siete?
torno per cercarvi
cercare voi e il tempo del rock
il tempo del rock
dove sei finito.. dove ti ho perduto..
solo immagini in testa solo schizzi di un quadro coperto da un lenzuolo bianchissimo
dov'è tutto quanto?
dove è finita la cazzo di poesia!
dove l'abbiamo sbattuta, volgarmente,
con le gengive schiacciate sul pavimento di una cella
coperta da anni di muffa e liquido muschio marcio
passiamo oltre
arriviamo al tendone
dentro si dice musica più calma
sembra un ritmo familiare
invece il tempo è passato
te lo sei giocato a rubamazzetto
quello ti parla in jamaicano fra singhiozzi e parole nulle
rimbalzano come una bolla di sapone su una pancia incinta
sono altrove io. irrecuperabile.
odio tutti.
perché hanno lasciato crepare il rock
il tempo del rock
dove sei scappato, dove ti sei nascosto..
sparviero infame che passi e strappi gli occhi
con un soffio d'artiglio penetri nel bianco
e tiri dietro a te anche il filo del nervo
e scappi, scappi, scappi tu!
più veloce della madonna incoronata da un popolo di stronzi
coltivati dalla loro stessa paura, pestati dalla discomusic
dall'onore della merda e la gloria del guerriero dello sterco
infervorati un cristo di attimo sul lungo sottile filo di una chitarra
abbracciami cazzo e bacia il figlio della mia puttana
il figlio del mio odio
decidiamo di andare via
mi si illumina il volto
inizio a ballare
stiamo andando via
sono felice
quanto si paga per uscire?
per ciò che ho dimenticato
andiamo via
voglio pagare tutto.
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L'autore
Fratello
Ho sempre scritto principalmente per sfogarmi, questi sfoghi sono divenuti Poesie e Reading. Ho partecipato al Marte Live leggendo in locali di Roma incluso il teatro Palladium arrivando alla finale senza vincere assolutamente nulla. Accompagnato musicalmente dal basso elettrico di Gabriele D'Ubaldi.
Commenti (2)
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Luca Ventura12 maggio 2007
Te lo dirò con tutta sincerità, a parte i primi versi il resto è molto più vicino alla prosa che alla poesia, è poco scorrevole, il ritmo si spezza spesso durante la lettura.
M
Marina Como12 maggio 2007
molto scorrevole nel linguaggio degli arrabbiati. come la musica rock tu sparli su dio e sulla società mettendo il dito nelle piaghe del sociale (bellissimo ”pestati... sterco”. ed il sollievo di andarsene nella bellissima chiusa.

