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Ribellione 30 gennaio 2014 · lettura 3 min · 1612 letture

Dialogo tra generazioni

Emanuele Strada 143 poesie pubblicate
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E' vostra la forza ribelle, a noi appartengono le mobili sabbie non rossi libretti e rabbia sottopelle ma fragili collose aspettative, gabbie. E siamo impreparati e furtivi deformati al centro della lente sorpresi dai fari come gatti nei bivi satelliti della social- corrente. Scongiuriamo sfiniti la debolezza dispensati dall'esser vincenti addomesticati alla consapevolezza di esser comunque perdenti. Ma è diversa la forza che ci anima in un respiro collettivo si riscatta e in una nuova salvezza collima germogliamo seppur dall'ovatta. I vostri moniti son serviti a indurire questa corteccia, oramai non più guscio scrostiamo i sogni dal futuro avvenire spicchiamo il volo sbattendo sull'uscio. Non sappiam dire "l'amore è eterno" vi abbiam visto smembrarlo in pezzetti ci siam calati con voi all'inferno ci siam scoperti esser tutti imperfetti. Ma c'è il coraggio di seguir le passioni e tutti abbiamo un biglietto bruciato di mille progetti e di mille visioni morenti all'ombra del precariato. Non vi è certezza sulle nostre vie minate dai vostri sogni sciagurati per questo pianeta e le dicotomie sui nostri volti in pietra, trasfigurati. Sigillati i lucchetti senza chiavi un'eredità in pronta consegna non certo aperti come per i nostri avi che tutto sommato avevan vita degna. Nel praticare un'antico mestiere sporcandosi notevolmente le mani scoprirsi anche tutte le sere proiettati a migliorare il domani. Stringiamo i denti e non potete capire siete cresciuti senza queste pressioni a noi piccoli vecchi sembra già di morire responsabilmente tra le repressioni. Siam biglie sul piano inclinato di un flipper di gioia lucente uno spettacolo alogenato in un'ansia inquietante e seducente. A noi bastano piccoli gesti a compensare la sicurezza perduta un giorno, un'ora, pretesti per digerire la nostra cicuta. Voi sarete per sempre gli attori un'icona cannibale e finta con un set di motivi aleatori generazione che non si dà per vinta. Ma più ci penso e più sembriam tutti uguali perplessi omini sul tragitto allacciati son sol vaneggi pseudointellettuali siam solo suoni siamo come due iati. Le uniche e sole verità ribattute l'eterno stonare nell'accordatura è che le paure non più combattute a noi come a voi fan sempre paura.
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L'autore
Emanuele Strada

Seme contrario alla terra sopravvissuto alla mietitura degli amori sarò pianta robusta nella piantagione del mio nutrimento si prega di lasciare libero il passaggio da nuvole tempestose e cirri di sbadigli da oggi mi nutro di puro sole.

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Commenti (3)

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nemesiel30 gennaio 2014

Poesia forte, di spessore che sviscera argomenti duri esenza ipocrisie. Analisi spietata di due generazioni a confronto. La prima con il suo bagaglio di colpe, di sogni in frantumi per propri errori, partita carica di ideali, di forza, di voglia di rinnovare il mondo ma che ha miseramente fallito, passando ai giovani una società degradata, corrotta, debole, ingiusta, dove i diritti che aveva conquistato e per cui aveva lottato, sono diventati realtà di un ieri. Consegna loro un precariato d'esistere, una totale sfiducia nel domani, un futuro che non si sa nemmeno immaginare. Una sola cosa sembra accomunarli questi "perplessi omini sul tragitto allacciati" la consapevolezza che "le paure non più combattutea noi come a voi fan sempre paura"

Fiammetta Campione31 gennaio 2014

Ci vuole coraggio e onestà intellettuale per scrivere versi come questi. Abbiamo combattuto con passione infinite battaglie, conquistato libertà e diritti e sognato una vita migliore e cosa consegniamo alle nuove generazioni? un mondo marcio, un futuro incerto, sogni già infranti sul nascere... una realtà davvero triste e diversa da come l'avevamo immaginata! Qualcosa che ci unisce c'è ancora, come recita la chiusa, e forse proprio da questo potrebbe nascere un nuovo sodalizio...

Azar Rudif22 febbraio 2014

Però, si è combattuto ed aldilà di ogni risultato e di ciò che lasciamo, forse rimane il senso di colpa di non aver centrato l'obiettivo, ma di esserci andati intorno. Forse eravamo in pochi a tirar freccette oppure l'attuale generazione si ritrova un altro bersaglio. Il problema è che la nuova generazione non tira neanche una freccetta verso il bersaglio ed è questa l'unica accusa da muovere alla precedente generazione: non aver spiegato alla nuova come vivere