Notte di pioggia

Gocce salmastre
sulle tempie vagabonde
scivolano.
Come schizzi
di sangue
da succhiare con le labbra.
Le auto
corrono,
squarciando per la strada
mulinelli d'asfalto
e di ghiaia.
Sessanta frustate
nella testa
rintrona la campana.
Sessanta...
Sono le sei.
Il sordido
rumore di un lampione
alle spalle,
il cammino
al corridoio dei pensieri.
Nel bavero il collo
stringendo i denti.
Un lampo...
E pioggia.
Notte di pioggia
che vai accompagnando
il passeggero solitario,
quante storie nei tuoi sentieri,
quante impronte di taciturni respiri
nei labirinti
delle tue lacrime.
Entra ora un cane
in un nascondiglio,
bestia furtiva,
sferzato dalla furia
delle sfere celesti
e delle umane
miserie.
Qui, adagio,
io,
a scacciare
dai passi
le tue onde.
Mentre il cammino si fa più sottile
e la voce più fioca.
Il mondo corre,
scorrono le ore,
la vita ruggisce,
la città si spegne.
E la pioggia scende.
©
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L'autore
Giuseppe Nacchia
Sono nato ad Arcore il 29 settembre 1936. Ho cominciato suonando il piano sulle navi. A sei anni la mia prima visita alla Salerno-Reggio Calabria. A dodici anni ho aderito al Movimento Fascista. A quindici anni ho sviluppato interesse per il punk-rock e per lo ska-punk. A sedici anni i miei primi contatti con la poe
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