Michelangelo
Francesco Falconetti
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Il volto aguzzo s’allinea dritto all’orizzonte,
taglia la linea del movimento
nel riflesso ceruleo del suo sguardo,
scolpito lì a metà, come una scultura di Michelangelo
mai conclusa.
Il moto dei suoi pensieri
inarcano anchilosate spalle
e fragili arti di cristallo
che si protendono, immaginate,
nel giovane sogno di primavera di un fiore mai sbocciato.
Lì da sempre seduto, immobile, immagina la vita:
il sogno, ancora, svanisce,
mentre nei corridoi giovani corpi si rincorrono
e sorde, in lontananza, s’odono cigolii di rotelle stridule.
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L'autore
Francesco Falconetti
A volte, così docile, mi lascio cullare. Questo mutevole vento (che talvolta ritorna), mi trasporta, così lontano.
Commenti (1)
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carla vercelli10 febbraio 2014
Bella poesia. Michelangelo è forse l'embrione d'artista che c'è in ognuno di noi, sogni destinati a rimanere tali e a rincorrere la perfezione inarrivabile di un'opera incompiuta (la nostra vita), come appunto molte delle opere del genio citato.

