13 giugno
Sera
di tarda primavera.
Su, la notturna falce già impallidisce
nell’ancor vermiglio cielo.
E qui le nomadi lanterne si incontrano
nella perpetua danza
che ogni anno si ripete, segno del rinnovato tempo
pregno di lusinga e di speranza.
Odi, lontano,
qual intima armonia dell’universo
il richiamar dell’allodola,
delle rane il gracidante coro
e dell’allocco il ricorrente verso.
All’orizzonte il tremolar dei cittadini lumi
porta alla mente sere passate insieme,
ricolme ancor di risa e gelidi profumi.
Lo zefiro ti sfiora, ti seduce,
novelli odor di paglia e rosmarino in fiore
a te conduce.
È tempo di raccolta,
di amorosi accordi sotto le chiare stelle.
Lasciati andare alle carezze estive,
eccole, senti:
ascolta dell’estate il languido richiamo.
A lui non ti sottrarre, non sfuggire,
godi del vago tepor della stagion che viene.
Chè presto tutto ciò avrà fine
e null’altro rimarrà che il ricordo della sera
di un giugno della passata gioventù tua
di gioia e libertà foriera.
©
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L'autore
Giovanni Ciao
Medico per scelta, cantante per passione, "poeta" per necessità. La Medicina mi dà ragion di vita, il canto mi concede di esprimermi, la poesia lascia il necessario spazio alla mia mente. Non ho trascorsi di scrittore e non ho la minima presunzione di esserlo. Mi è comunque sempre piaciuto condividere le mie sensa
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