Sera d'autunno
Tendo l’orecchio
ed io lo sento,
tagliente sibila, in un vorticoso abbraccio.
Di foglie gialle un mulinello,
che crepitando gemono
sotto i miei celeri ed ansanti passi.
Sporgo la mano
e assaporare posso
fredde e brillanti lacrime di cielo.
Poco più innanzi una lanterna
ondeggia nel grigiore della serale bruma
illuminandomi tal uscio amico.
Domestico stridor di ormai vetusti cardini.
Poi quale tepor materno il rosso focolare
avvolge interamente le mie stanche membra.
E tu languida, lunga, fedele amica,
a me sol basta il pigro accennar della tua coda
per farmi sentir che al fine sono a casa.
Come il garrir di rondini ad aprile
giungon le grida de’ bimbi miei
ai loro giochi intenti.
E il caldo, lepido, muliebre abbraccio
mi rendon grata la fine di quest’altro giorno.
©
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L'autore
Giovanni Ciao
Medico per scelta, cantante per passione, "poeta" per necessità. La Medicina mi dà ragion di vita, il canto mi concede di esprimermi, la poesia lascia il necessario spazio alla mia mente. Non ho trascorsi di scrittore e non ho la minima presunzione di esserlo. Mi è comunque sempre piaciuto condividere le mie sensa
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