Mani tese
È sera,
e il cor riposa.
Or libera è la mente;
ed anco il corpo quiete trova.
Tregua e poi, pace, quella vera.
Membra
ormai di forza vuote,
stanche di chieder quel po’ che in molti hanno;
tenui briciole, un nulla
ma che lenire può il quotidiano affanno.
Occhi
di lacrime infine privi
forti reggono ancor lo sguardo
di chi la povertà tua imponi
qual fiero ed algido stendardo.
Mani,
tese,
verso colui che mal si acconcia alla presenza tua.
Scomodo fratello, simil suo inquietante
rivolge il capo altrove in cerca di più opportuno viso
sfuggendo sì all’angoscia acuta e penetrante
di scorgerti in basso lì a patire,
ma dietro a un umile e splendido sorriso.
©
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L'autore
Giovanni Ciao
Medico per scelta, cantante per passione, "poeta" per necessità. La Medicina mi dà ragion di vita, il canto mi concede di esprimermi, la poesia lascia il necessario spazio alla mia mente. Non ho trascorsi di scrittore e non ho la minima presunzione di esserlo. Mi è comunque sempre piaciuto condividere le mie sensa
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