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Dialettali 11 marzo 2014 · lettura 1 min · 1569 letture

La carta d'identità

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filiberto 205 poesie pubblicate
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Quanno che agnedi ar seggio me disse er Presidente –Si voi venì a votà te devi da rifà la carta d’identità.– E p’arimette a posto er documento e pe levamme ‘n dubbio d’esistenza, speranno che me dessero na dritta su chi so io, si p’avecce un lume, so ‘nnato locco locco su ar comune. Lì l’impiegato, vecchia conoscenza, me guarda a collo storto, allocconito, me fa – Anvedi aoh, si quanto se’ cambiato – e doppo m’ha modificato la professione e scritto: “PENZIONATO”. Io che so stato sempre effervescente mejio der serz, doppo sta sentenza me sento ‘n peso qui, su la coscienza, ma devo da sta fermo e nun fa gnente. Ma ‘na richiesta forte ve promovo: quanno sarà er prossimo rinnovo lì ‘ndó se parla della professione che me se scriva armeno “POETA A TEMPO PIENO”.
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Autoironia e miscela di rime e metro.

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L'autore
filiberto

Sono nato nel 1949 in un piccolo borgo in provincia di Rieti e, dopo varie peregrinazioni in tutta Italia, ora risiedo in Molise. Mi piace leggere di tutto e scrivere sia in versi liberi e sciolti, sia in rima, ma in questo secondo caso non mi sento eccessivamente vincolato dalle regole della metrica che interpreto,

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Commenti (1)

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carla composto12 marzo 2014

piacevole lettura in vernacolo che io amo... divertente ed ironico bravo il mio elogio