La carta d'identità
Quanno che agnedi ar seggio
me disse er Presidente
–Si voi venì a votà
te devi da rifà
la carta d’identità.–
E p’arimette a posto er documento
e pe levamme ‘n dubbio d’esistenza,
speranno che me dessero na dritta
su chi so io, si p’avecce un lume,
so ‘nnato locco locco su ar comune.
Lì l’impiegato, vecchia conoscenza,
me guarda a collo storto, allocconito,
me fa – Anvedi aoh, si quanto se’ cambiato –
e doppo m’ha modificato
la professione e scritto: “PENZIONATO”.
Io che so stato sempre effervescente
mejio der serz, doppo sta sentenza
me sento ‘n peso qui, su la coscienza,
ma devo da sta fermo e nun fa gnente.
Ma ‘na richiesta forte ve promovo:
quanno sarà er prossimo rinnovo
lì ‘ndó se parla della professione
che me se scriva armeno
“POETA A TEMPO PIENO”.
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L'autore
filiberto
Sono nato nel 1949 in un piccolo borgo in provincia di Rieti e, dopo varie peregrinazioni in tutta Italia, ora risiedo in Molise. Mi piace leggere di tutto e scrivere sia in versi liberi e sciolti, sia in rima, ma in questo secondo caso non mi sento eccessivamente vincolato dalle regole della metrica che interpreto,
Commenti (1)
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carla composto12 marzo 2014
piacevole lettura in vernacolo che io amo... divertente ed ironico bravo il mio elogio
