Il balcone
Reclinata sul balcone acceso
da fiammeggianti astri
lontani e soffice di nubi
bianche staffette di cieli
cristallini l’anima mia
riposa;
tutto è compiuto
quanto posto era
innanzi a noi ma dove
traccia non v’era
risponderemo poi di nostri errori?
Aspetta, anima, ancora
se alcun lavacro anzi il muovere occorra
dal riposo assurgendo
ove precoce, ancora errando
nostra mente avesse immaginato
ed eseguito,
a sé o altrui l’inizio
della sosta agognata.
Ecco la dolce cuna nella notte
dove le membra posavamo in quiete
rifarsi incerto
e sofferto giaciglio.
Fino alla fine.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
C
Tutte le opere →
L'autore
Claudio Toccafondi
Sono nato (nel 1938) a Roma, dove ho sempre vissuto - salvo viaggi di diporto o di lavoro - nel rione Prati. Ho amato e amo moltissimo la mia città, visitata, fotografata e camminata assiduamente finché gli ingravescenti acciacchi non mi hanno limitato nei movimenti (a Roma se disce: a chi tocca 'n ze 'ngrugna). Scrivo
Commenti (1)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Annamaria Barone13 marzo 2014
quanta immensa bellezza in questi versi intimi, in questo parlare alla propria anima, nel riposo e nella pace agognata, che non sia quello del sonno, ma della accettazione consapevole di quello che siamo, del perdono dei nostri errori dell'attesa del buio senza paura.
