Ancora lo vedo

Ancora lo vedo il vecchio cortile
e la scala di legno poggiata al muro,
invitante devianza di giochi infantili,
l'incoscienza degli anni correva sui tetti
e sui sassi appuntiti di strade infangate.
Mia madre cuciva i vestiti dismessi
dei figli più grandi
e intanto metteva il rossetto
suo unico vezzo mai smesso
e firmava cambiali.
Nei suoi occhi non leggevo fatica
ma le mani tradivano il prezzo
d'una vita tutta in salita.
Allora non sapevo quanta magia ci fosse
in quel cortile e ci portammo appresso
la sua maledizione
quando alle nostre spalle
chiudemmo il suo portone.
E quando l'ho rivisto coperto di cemento
senza neppure più nemmeno un fiore
la voce soffocata del silenzio
mi trafisse con le note
d'una nenia senza tempo,
sentivo il pianto lacerarmi il cuore,
la calce dei suoi muri scorrermi nelle vene
e là, proprio là
l'ombra della scala in legno
corrermi incontro
ed abbracciarmi con malinconia.
Non ha ragione la mia nostalgia
ma quella morte
arrivata così presto in casa mia
ha chiuso i miei ricordi in un cortile
là dove mamma mi sorride
dai contorni sbiaditi di una fotografia.
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L'autore
Maria Carmela Dettori 66
Sono nata a Sassari e il mio rammarico è non averci vissuto abbastanza. Sono comunque felice di aver vissuto nel Campidano, il sud della Sardegna, dove ho tutti i ricordi di bambina e fanciulla. Ho ripreso da qualche mese la vecchia passione della poesia e dei racconti (fiabe sopratutto), messa un po' da parte per la f
Commenti (1)
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Francesco Falconetti6 aprile 2014
Leggendo questi versi si legge in trasparenza la profonda malinconia che riaffiora nell'autrice nell'evocare un'infanzia spensierata di giochi che, poco dopo, affronterà inerme la crudezza della vita.
