Pasqua
Ilaria De Santo
14 poesie pubblicate
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L'ironia non mi ha salvata
neanche stamani
dalle parole che raccontano
del fuoco e delle mani.
Allora digiunerò ancora.
Sarà la volta ennesima.
In atto di dolore,
sarà la mia Quaresima.
Sarà come l'attendono
alla sera
le figure nere
del mio nuovo quartiere.
Tra un po',
sì,
tra un po'
il mare lascerà il suo letto.
Mosé salirà al monte
e il popolo vedrà
la manna nel deserto.
Io che conosco già
l'ipocrisia del viaggio
e gli idoli da adorazione,
con le bugie di Maggio,
attendo una resurrezione.
Sperando che non passi tanto tempo.
E intanto ascolto
tutti i suoni del vento.
©
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L'autore
Ilaria De Santo
Nuova alla trentina e non ancora abituata, nata in sud Italia e diventata cittadina del mondo. Ho scritto tra Potenza, Perugia, Parigi, Il Cairo, Lund e Melbourne per poi finire tra le nevi di Montréal. Ma non vi sono rimasta a lungo. A volte ho un alter-ego, la zingara, figura amata anche perché la ritrovo nei connota
Commenti (2)
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Francesco Rossi16 aprile 2014
Il digiuno da quelle che sono le apparenze che contaminano la nostra esistenza.
Gianna Occhipinti16 aprile 2014
C'è tanta ipocrisia, tanta che nemmeno l'ironia potrà salvare questa Pasqua, riconducendola al significato che rappresenta. Ci resta che " digiunare ", ognuno nel suo piccolo, affinché questa Pasqua non si viva a parole ma come rinascita del cuore. Questo il significato che ho colto, lirica molto apprezzata.


