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Poesia 16 aprile 2014 · lettura 1 min · 1309 letture

Pasqua

Ilaria De Santo 14 poesie pubblicate
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L'ironia non mi ha salvata neanche stamani dalle parole che raccontano del fuoco e delle mani. Allora digiunerò ancora. Sarà la volta ennesima. In atto di dolore, sarà la mia Quaresima. Sarà come l'attendono alla sera le figure nere del mio nuovo quartiere. Tra un po', sì, tra un po' il mare lascerà il suo letto. Mosé salirà al monte e il popolo vedrà la manna nel deserto. Io che conosco già l'ipocrisia del viaggio e gli idoli da adorazione, con le bugie di Maggio, attendo una resurrezione. Sperando che non passi tanto tempo. E intanto ascolto tutti i suoni del vento.
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L'autore
Ilaria De Santo

Nuova alla trentina e non ancora abituata, nata in sud Italia e diventata cittadina del mondo. Ho scritto tra Potenza, Perugia, Parigi, Il Cairo, Lund e Melbourne per poi finire tra le nevi di Montréal. Ma non vi sono rimasta a lungo. A volte ho un alter-ego, la zingara, figura amata anche perché la ritrovo nei connota

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Commenti (2)

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Francesco Rossi16 aprile 2014

Il digiuno da quelle che sono le apparenze che contaminano la nostra esistenza.

Gianna Occhipinti16 aprile 2014

C'è tanta ipocrisia, tanta che nemmeno l'ironia potrà salvare questa Pasqua, riconducendola al significato che rappresenta. Ci resta che " digiunare ", ognuno nel suo piccolo, affinché questa Pasqua non si viva a parole ma come rinascita del cuore. Questo il significato che ho colto, lirica molto apprezzata.