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Introspezione 1 maggio 2014 · lettura 1 min · 883 letture

L'era della procrastinazione

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Marco Lazzarini 10 poesie pubblicate
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Vidi il fogliame pianger dalle sequoie E poi in aria di sovvento arrestarsi, Sullo scrosciar piovano delle sviste gaie Sol tetro e ammaliante era or il cullarsi. Volli rivivere, e per questo odorare Le lente sonate degli anemoni E immergermi in compagnia dei loro steli Nelle fosche acque di un cielo plumbeo. Il morto obelisco che muove lontano nel buio, chiama chi nel noioso lago è caduto. Io, in vero, scorsi il pacato sovrano un giorno, pur sempre avendolo conosciuto. E non vi fu ardore che poté rischiarare Quand'egli volle ergersi e nell'apatia relegarmi, Quella torre che vuol il destino Farsi maschera di un tedio corvino.
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Il rimandare è paragonato dall'autore al cadere in un lago (nella noia) e al nuotare verso un "pacato sovrano" (la torre) che releghi chiunque lo incontri nell'apatia, e quindi nel buio. Nella prima strofa l'immagine delle foglie immobili a mezz'aria simboleggiano lo stravolgimento del tempo che la noia induce. L'alternarsi della metrica tra sonetto/verso libero simboleggia lo svolgimento irregolare di un compito causato nella noia del farlo, e il tortuoso viaggio tra le acque verso la presa di coscienza di essere vittime della procrastinazione. Presenti enjambement, sinestesie e simboli.

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L'autore
Marco Lazzarini
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