L'era della procrastinazione
Vidi il fogliame pianger dalle sequoie
E poi in aria di sovvento arrestarsi,
Sullo scrosciar piovano delle sviste gaie
Sol tetro e ammaliante era or il cullarsi.
Volli rivivere, e per questo odorare
Le lente sonate degli anemoni
E immergermi in compagnia dei loro steli
Nelle fosche acque di un cielo plumbeo.
Il morto obelisco che muove lontano
nel buio, chiama chi nel noioso lago è caduto.
Io, in vero, scorsi il pacato sovrano
un giorno, pur sempre avendolo conosciuto.
E non vi fu ardore che poté rischiarare
Quand'egli volle ergersi e nell'apatia relegarmi,
Quella torre che vuol il destino
Farsi maschera di un tedio corvino.
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