Notturno in pineta
Mistero d’alberi confuso dalla
bruma; vastità d’ombre e fruscii di
vento; schioccare secco degli antichi tronchi,
come di castagnole il giorno della festa.
Non mi va di inoltrarmi:
preferisco star qui, seduto, al margine
indeciso degli intensi profumi.
Lo ascolto: mi chiama protendendo
i rami. Ha la voce tonda
di chitarra e singhiozza e ride
e poi si tace e poi ancora
riprende e cresce, prorompente, il
suo lamento; e d’un mentre ecco si
fa sussurro che appena lo si coglie.
Verrà l’alba a breve: già schiarisce
l’oriente. Sarà un giorno ventoso:
si mescola ai profumi l’odore di
salmastro e tambureggia cupa l’onda
sullo scoglio. Ma i pini rompono
il maestrale, che a stento si fa brezza
nelle fronde ed acuisce il canto
Terra di vento, nera, alle radici
e scorza resinosa e ramo irto
di vibranti aghi,
e d’improvviso m’acquieto
e mi distendo nel cavo morbido
dell’erba sfinito, attonito
e felice di sentirmi uomo.
©
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